Grounding metafisico

The following is the translation of Ricky Bliss’s entry on “Color” in the Stanford Encyclopedia of Philosophy.  The translation follows the version of the entry in the SEP’s archives at https://plato.stanford.edu/archives/win2020/entries/grounding/ . This translated version may differ from the current version of the entry, which may have been updated since the time of this translation. The current version is located at <https://plato.stanford.edu/entries/grounding>. We’d like to thank the Editors of the Stanford Encyclopedia of Philosophy for granting permission to translate and to publish this entry on the web.

Consideriamo le seguenti tre affermazioni filosofiche formulate rispettivamente da Platone, Russell e Kripke: (i) un atto è amabile dagli dèi in virtù del suo essere pio, (ii) i complessi esistono perché esistono i semplici, e (iii) il fatto che il nostro uso del termine “Aristotele” è causalmente connesso correttamente a come era originariamente impiegato, spiega perché il termine “Aristotele”, quando viene usato, si riferisce ad Aristotele. Ci sono almeno tre osservazioni importanti da fare su queste affermazioni. In primo luogo, sembra che non siano affermazioni di identità. La proposizione di Russell sembra affermare che, mentre un complesso e i semplici che lo compongono sono distinti, possiamo spiegare l’esistenza del primo in termini di esistenza del secondo. In secondo luogo, sembra che queste affermazioni non siano di natura causale. L’affermazione di Kripke non implica che i fatti causali in sé causino le nostre parole per riferirsi a ciò che fanno. Invece, viene espressa l’idea che certi fatti causali determinano non causalmente i fatti su ciò a cui le parole si riferiscono. In terzo luogo, sembra che queste affermazioni non siano di natura puramente modale. Le relazioni modali, come sopravvenienza e simili, sono troppo grossolane per catturare ciò che Platone ha in mente. Infatti, è necessario che se qualcosa è pio, allora è amabile per gli dèi. Ma è altrettanto necessario che se qualcosa è pio, allora 2+3=5. Platone, tuttavia, negherebbe che qualcosa sia tale che 2+3=5 in virtù del fatto che è pio.

Sembra che facciamo affermazioni simili nella vita quotidiana così come nel contesto filosofico. Supponiamo di affermare che ci sarà uno sciopero dei lavoratori a causa del fatto che i camionisti si rifiutano di lavorare picchettando fuori dal loro posto di lavoro. Tale supposizione non afferma che sia sufficiente la presenza dei camionisti impegnati in queste particolari attività affinché ci sia uno sciopero dei lavoratori. Questo semplicemente perché gli scioperi possono coinvolgere lavoratori con occupazioni diverse, e perché ci sono diversi modi di scioperare (per esempio, i lavoratori potrebbero lavorare seguendo attentamente tutte le norme di sicurezza in modo da impedire la loro produttività). Non si sta nemmeno sostenendo che l’attività dei camionisti in concomitanza con lo sciopero provoca uno sciopero. Una spiegazione causale dello sciopero si appellerebbe invece a certi eventi antecedenti come il modo in cui il loro datore di lavoro ha assegnato le detrazioni e i benefici in busta paga. Infine, non si sta sostenendo che vi è una connessione necessaria tra l’attività concomitante dei camionisti e l’esistenza di uno sciopero. Piuttosto, si sta sostenendo che il fatto che si rifiutino di lavorare e picchettino fuori dal loro posto di lavoro spiega in qualche senso metafisicamente significativo il motivo d’esistenza di uno sciopero.

Prendendo queste considerazioni come punto di partenza, alcuni suggeriscono che le precedenti affermazioni dovrebbero essere lette come affermazioni fondanti — affermazioni su “che cosa fonda che cosa”. Iniziamo affrontando cinque questioni fondamentali sul grounding: (i) se il grounding è unitario, (ii) se sia possibile analizzare il concetto di grounding, (iii) la forma logica delle proposizioni grounding, (iv) come il grounding sia correlato alla spiegazione e (v) come sia collegato alla necessità. Successivamente tratteremo l’applicazione della nozione di grounding. In particolare, ci occuperemo di come tale nozione possa permetterci sia di riformulare tesi filosofiche familiari con profitto, sia di costruire nuovi resoconti filosofici. Concluderemo discutendo altre due questioni: se i fatti che fondano qualcosa siano essi stessi fondati e lo scetticismo sul grounding.

  • 1. Il grounding è unitario?

    Il grounding è unitario nel senso che esiste un’unica relazione di dipendenza in affermazioni come quelle discusse sopra? I sostenitori del grounding tendono a sostenere che sia unitario (Audi 2012; Rosen 2010; Schaffer 2009) in virtù del fatto che, come la nostra posizione standard rispetto all’identità sincronica, alla causalità, alla parità e simili, prevede che siano unitarie, così lo stesso vale per il grounding.

    Gli scettici invece tendono a sostenere che il grounding non sia unitario bensì variegato, nella misura in cui le affermazioni precedenti sono coinvolte in relazioni notevolmente diverse (Daly 2012; Hofweber 2009; Koslicki di prossima pubblicazione; Wilson 2014). (Per saperne di più sullo scetticismo sul grounding, si veda §8.) Eppure, alcuni sostenitori affermano che esso è variegato nel senso che, per esempio, il grounding è simile a una disgiunzione di speciali relazioni di determinazione. Altri invece sostengono che sia unitario, individuando così una relazione di dipendenza particolarmente rilevante per la metafisica, quella appunto di grounding metafisico (Fine 2012). Oltre al grounding metafisico si possono individuare altre relazioni come, per esempio, la relazione di grounding naturale particolarmente interessante per la scienza, e la relazione di grounding normativo interessante per l’etica. Preso atto di queste considerazioni, l’argomento di questa voce non sarà il grounding in sé, bensì il grounding metafisico. (D’ora in poi, quando ci riferiremo alla posizione di Fine sul grounding, intenderemo l’accezione metafisica in particolare).

    Tuttavia, è possibile che vi sia un modo in cui il grounding è sia unitario che variegato. Ma in che senso? Può essere che vi sia una relazione a grana grossa — la relazione di grounding tout court — insieme a varie relazioni di grounding a grana fine. Analizzare una visione familiare della causalità ci aiuterà a capire uno di questi approcci al grounding.

    Alcuni sostengono che ci sono vari meccanismi fisici distintivi o processi spazio-temporalmente contigui che sono responsabili degli eventi — potremmo chiamarle relazioni causali a grana fine — e la causalità tout court che è la relazione fisica distintiva che unifica le relazioni causali a grana fine (Salmon 1984; Dowe 2000). L’idea di fondo consiste nel concepire un’importante relazione a grana grossa — la relazione di causalità tout court — che è un genere a cui si riferiscono le varie relazioni a grana fine — relazioni causali a grana fine.

    Parimenti, si potrebbe sostenere che esista una relazione a grana grossa — la relazione grounding tout court — a cui si riferiscono le varie relazioni metafisiche — le relazioni di grounding1, grounding2, e così via. In questo caso, la nozione di grounding1 è analizzabile come “grounding + differentia1”, la nozione di grounding2 come “grounding + differentia2”, e così via. Relazioni simili a (alcune di) ciò che Bennett (2011a) chiama relazioni di “costruzione” e a (alcune di) ciò che Wilson (2014) chiama relazioni di grounding “small-g” sono candidati naturali per essere le relazioni metafisiche rilevanti. Consideriamo, per esempio, la relazione di costituzione materiale — la relazione metafisica che intercorre tra un blocco di argilla e la statua ad esso corrispondente. Se il grounding1 è una relazione affine alla costituzione materiale, allora forse la differentia1 potrebbe riguardare la coincidenza spaziale. Oppure si consideri la relazione di realizzazione —la relazione metafisica che intercorre tra le molecole di DNA e i geni. Se il grounding2 è una relazione simile alla realizzazione, allora forse la differentia2 riguarda le proprietà di ruolo (per esempio, il ruolo del gene) e i loro corrispondenti “riempitori” di ruolo (per esempio, le molecole di DNA).

    Si è scoperto che forse non sembra essere possibile specificare il giusto tipo di differentia per queste relazioni. Allora vale la pena considerare un’altra proposta secondo cui il grounding è sia unitario che variegato. Secondo questa, il grounding tout court è un determinabile, e le varie relazioni di grounding a grana fine sono suoi determinanti. Le stesse considerazioni si applicano, mutatis mutandis, alla causalità. (Koslicki di prossima pubblicazione e Wilson 2014 criticano questi approcci al grounding — si veda §8).

    2. Il concetto può essere analizzato?

    Le affermazioni generali su un concetto ci aiutano a orientarci rispetto ad esso in quanto potrebbero specificare le sue condizioni di applicazione, le diverse relazioni con altri concetti e così via. Nel nostro caso, se la concezione generale del grounding appena formulata è corretta, allora una caratterizzazione orientativa sostanziale del grounding è la seguente: il grounding tout court è la relazione metafisica a grana grossa che unifica varie relazioni metafisiche. Ma possiamo fare di più che offrire caratterizzazioni orientative del grounding? In particolare, possiamo analizzare questo concetto?

    Alcuni sostenitori del grounding hanno offerto alcune analisi della nozione. Bricker (2006), per esempio, suggerisce la seguente analisi parziale: il grounding è una relazione tra proposizioni nella misura in cui una proposizione ne fonda un’altra se la prima è di natura fondamentale e la seconda sopravviene alla prima. (Si veda §3 per saperne di più sulle relata del grounding, e §6.2 per saperne di più sulla nozione di fondamentalità). Correia (2013) considera invece le prospettive di varie analisi in termini di essenza. L’idea di base che attraversa le analisi da lui proposte è questa: ci sono verità essenziali sui fondati che li collegano ai loro fondamenti o fondanti. (Si vedano §5 e §7 per saperne di più su verità essenziali e grounding).

    Tuttavia, l’opinione più o meno diffusa tra i sostenitori del grounding poggia sull’impossibilità di analizzare il concetto in quanto di natura primitiva (Fine 2012; Rodriguez-Pereyra 2005; Rosen 2010; Schaffer 2009; Witmer et al. 2005). Supporre che il grounding sia primitivo non significa che sia oscuro o che le sue affermazioni siano confuse o ingiustificate. Sembra infatti che molte nozioni centrali per la filosofia siano unitarie e non analizzabili (consideriamo l’identità sincronica, per esempio), eppure questo conduce pochi a liquidarle come oscure, confuse o ingiustificate.

    3. La forma logica delle proposizioni grounding

    Supponendo che il grounding sia unitario (possiamo rimanere neutrali su come possa essere collegato a relazioni metafisiche come la costituzione materiale e la realizzazione), qual è la forma logica delle proposizioni grounding? Se abbiamo parlato della relazione di grounding, alcuni sostenitori del grounding desiderano rimanere neutrali sul fatto che ci siano proprietà o relazioni, quindi, allo stesso modo, desiderano rimanere neutrali sul fatto che ci sia una relazione di grounding. Questi filosofi preferiscono infatti regolare il discorso sul grounding con un connettivo proposizionale non vero-funzionale (Correia 2010; Fine 2001, 2012). Per esempio, possiamo concordare sul fatto che si possa votare in quanto cittadino e che questa sia un’affermazione grounding, ma così facendo non risultiamo impegnati nell’esistenza di proposizioni o fatti (la proposizione/il fatto che si possa votare e la proposizione/il fatto che si sia cittadino) o relazioni (la relazione di base che intercorre tra queste/i proposizioni/fatti). È importante rendersi conto che il punto di vista connettivo non è quello che concepisce le relata del grounding come frasi — questo significherebbe trattare definitivamente le espressioni grounding come predicati che introducono una relazione che intercorre tra le frasi. Ma si noti che il sostenitore di questa posizione è in grado di aggiungere che possiamo parlare di una relazione di grounding, in quanto possiamo definire un predicato relazionale in termini di connettivo proposizionale non vero-funzionale.

    Alcuni sono più ottimisti riguardo alle relazioni e sono felici di impegnarsi all’esistenza di una relazione di grounding regolando il discorso sul grounding con un predicato relazionale. Secondo tale posizione, si afferma che se esiste una versione standard del predicato, essa prevede che il predicato esprima una relazione binaria tra fatti (Audi 2012; Rosen 2010). Sembra che ci siano casi in cui un singolo fatto è fondato in una pluralità di fatti (ad esempio, il fatto che p & q sia fondato in [p], [q]). Da ciò, possiamo quindi pensare alla forma logica delle proposizioni grounding, basata su tale concezione del predicato, come segue: [p] è fondato in Δ, dove Δ è una pluralità di fatti. (Si veda, tuttavia, Dasgupta 2014 secondo cui se il grounding è una relazione binaria allora è plurale in entrambe le posizioni). Si noti che una pluralità può avere un solo membro, quindi sembra corretto parlare di un fatto che è fondato in un altro. Per gli scopi di questa voce assumeremo che il grounding sia una relazione tra fatti, che la forma logica delle affermazioni di grounding sia [p] è fondato in Δ, e che [p] è fondato in Δ solo se [p] e i Δ si verificano (ossia, la relazione grounding è fattiva).

    Tuttavia, vale la pena notare che alcuni sostenitori della visione del predicato affermano che il predicato di base esprime una relazione binaria neutrale dal punto di vista della categoria in quanto i suoi relata possono provenire da più categorie ontologiche non necessariamente coincidenti (Cameron 2008; Schaffer 2009). Coloro che abbracciano la restrizione ai fatti possono farlo sulla base della grammatica delle affermazioni esplicative. In virtù di ciò, non ha senso a livello grammaticale dire che una mela spieghi qualcosa, mentre il fatto che sia rossa potrebbe spiegare qualcosa (Sider 2012: cap. 8). Potrebbero anche sostenere che i loro oppositori, i quali difendono la posizione secondo cui la relazione è neutrale dal punto di vista della categoria, non stanno distinguendo correttamente tra il grounding propriamente detto e una relazione di dipendenza metafisica più ampiamente intesa. I sostenitori dell’approccio neutrale potrebbero a loro volta rispondere affermando che le proposizioni esplicative possiedono una varietà di forme sintattiche. “In virtù di”, per esempio, richiede una frase come primo argomento e una nominalizzazione di una frase o un termine singolare derivato da una essa come secondo argomento.

    Inoltre, alcuni simpatizzanti della visione del predicato suggeriscono che il predicato grounding esprima una relazione quaternaria, ossia una visione che concepisce la relazione di grounding come includente due slot per i fatti e due slot per i modi di presentazione di quei fatti (Jenkins 2011). Supponiamo che voi stiate soffrendo, e che il fatto che voi avete la proprietà fisica P e il fatto che voi stiate soffrendo siano lo stesso fatto. Si potrebbe pensare che questo caso ponga il seguente problema: ciò che abbiamo detto finora sembra compatibile con l’idea che il fatto che abbiate P fondi il fatto che stiate soffrendo, ma allo stesso tempo sembra sbagliato affermare che un fatto possa fondare sé stesso. (Si veda §6.2 per saperne di più sull’ipotesi che il grounding abbia natura irriflessiva.) Come potremmo risolvere queste visioni apparentemente incoerenti? Bene, possiamo considerare il fatto in questione sotto diversi modi di presentazione (MOP [modes of presentation]). Possiamo considerarlo sotto un MOP non esperienziale — come un fatto riguardante una particolare proprietà neurale — così come sotto un MOP esperienziale — come un fatto riguardante una particolare sensazione. Si potrebbe sostenere che quando diciamo che il fatto che avete P fondi il fatto che stiate soffrendo, intendiamo che il fatto che abbiate P, considerato sotto un MOP non esperienziale, fondi il fatto che abbiate P, considerato sotto un MOP esperienziale. Ma dire che il fatto di avere P fonda sé stesso significa fare un’affermazione diversa: è affermare che il fatto di avere P, considerato sotto un MOP non esperienziale, fondi il fatto di avere P, considerato sotto lo stesso MOP. Si potrebbe sostenere che, mentre un’affermazione di grounding come la prima potrebbe essere vera, nessuna affermazione come la seconda può essere vera — se lo stesso fatto occupa due posti di argomento della relazione di grounding, allora MOP differenti devono occupare i due posti di argomento rimanenti. (Si noti che in una visione concettualista dei fatti, secondo la quale i fatti hanno modi di presentazione come costituenti, tale versione della posizione quaternaria è in realtà un caso speciale della tesi che la relazione di grounding sia di natura binaria).

    Un’altra visione quaternaria consiste nel concepire il grounding come avente una natura contrastiva: due slot per i fatti e due slot per i contrasti di questi fatti (Schaffer 2012). Consideriamo di nuovo l’affermazione che un atto è amabile dagli dèi in virtù del suo essere pio. L’idea è che questa affermazione abbia dei contrasti impliciti. Infatti, a seconda del contesto, l’affermazione potrebbe essere la seguente: il fatto che un atto sia pio piuttosto che blasfemo fonda il fatto che sia amabile dagli dèi piuttosto che degno di odio. Se si pensa che il grounding sia o una relazione esplicativa o una relazione non esplicativa di spiegazione-sostegno (si veda §4 per un’ulteriore discussione), allora è il fatto che la spiegazione stessa può essere di natura contrastiva ad essere una ragione per prendere sul serio la visione contrastiva del grounding (van Fraassen 1980: cap. 5).

    Un’altra ragione per prendere sul serio l’approccio contrastivo al grounding è la seguente. Supponendo che il grounding sia transitivo (si veda §6.2), l’approccio può permetterci di trattare gli apparenti fallimenti della transitività. Sia S = {a, b, c}. Seguendo Schaffer (2012), sembra che (i) il fatto che c è un membro di S fonda parzialmente il fatto che S abbia esattamente tre membri; (ii) il fatto che S abbia esattamente tre membri fonda il fatto che S abbia membri finiti; ma (iii) il fatto che c sia un membro di S non fonda il fatto che S abbia membri finiti. (Si veda §5 per maggiori informazioni sulla distinzione tra grounding completo e meramente parziale). Qui abbiamo un apparente fallimento della transitività. Nell’approccio contrastivo, abbiamo invece una violazione della transitività se le seguenti affermazioni sono vere: (iv) il fatto che c sia un membro di S, piuttosto che non un membro di S, fonda (parzialmente) il fatto che S abbia esattamente tre membri, piuttosto che esattamente due membri; (v) il fatto che S abbia esattamente tre membri, piuttosto che esattamente due, fonda il fatto che S sia finito piuttosto che infinito; tuttavia (vi) il fatto che c sia un membro di S, piuttosto che non un membro di S, non fonda  il fatto che S sia finito, piuttosto che infinito. Come fa notare Schaffer, mentre (iv) e (vi) sembrano veri, (v) sembra falso — il fatto che S abbia tre membri piuttosto che due non fa differenza se S è finito o no, perché sarebbe finito in entrambi i casi. Invece, sembra che (vii) il fatto che S ha esattamente tre membri, piuttosto che tanti membri quanti sono i numeri naturali, fonda il fatto che S sia finito, piuttosto che infinito. Ma la verità di (iv), (vi) e (vii) è compatibile con la transitività del grounding nella concezione contrastiva.

    4. Spiegazione

    Come possono essere correlati il grounding e la spiegazione? I sostenitori del grounding affermano che vi è una stretta connessione tra loro. Per cominciare, si noti che una caratteristica della spiegazione è l’iper-intensionalità, e il grounding è anch’esso apparentemente iper-intensionale.

    Supponiamo che due frasi siano intensionalmente equivalenti — supponiamo che ogni mondo metafisicamente possibile in cui la prima è vera sia un mondo in cui la seconda è vera e viceversa. Si noti che sostituendo una di queste frasi con l’altra si possono trasformare affermazioni di spiegazione vere in false. Si considerino le seguenti frasi: (i) “Socrate esiste”, (ii) “{Socrate} esiste”, e (iii) “{Socrate} esiste perché Socrate esiste”. Supponiamo che (iii) sia vero. Sebbene (i) e (ii) siano intensionalmente equivalenti, sostituendo (i) con (ii) e (ii) con (i) in (iii) si ottiene la frase falsa “Socrate esiste perché {Socrate} esiste”. E sembra che il grounding sia iper-intensionale in un senso corrispondente. Il fatto che Socrate esiste e il fatto che {Socrate} esiste sono intensionalmente equivalenti — ogni mondo metafisicamente possibile in cui si verifica il primo è un mondo in cui si verifica il secondo e viceversa. Sembra che il fatto che Socrate esiste fondi il fatto che {Socrate} esiste. Sebbene i fatti in questione siano intensionalmente equivalenti, non si dà il caso che il fatto che {Socrate} esiste fondi il fatto che Socrate esiste.

    Mentre la nozione di grounding è spesso introdotta in termini chiaramente esplicativi, ci sono due modi notevolmente diversi di sostenere che vi sia una stretta connessione tra grounding e spiegazione. Supponiamo che una spiegazione sia una lista di fatti dove alcuni di essi hanno una relazione esplicativa con gli altri, e la spiegazione, come il grounding, sia fattiva nel senso che se un fatto ne spiega un altro allora entrambi i fatti occorrono.

    Il primo punto di vista è che vi siano molteplici relazioni esplicative, e il grounding sia una di queste. Fine scrive,

    Prendiamo il ground come una relazione esplicativa: se la verità che P è fondata in altre verità, allora queste spiegano la sua verità; si dà il caso che P in virtù del fatto che si dà anche il caso di altre verità. (2001: 15; vedi anche Dasgupta 2014 e Litland 2013)

    La nozione rilevante di spiegazione in questo caso è di carattere metafisico, dove ciò che si intende comunemente è che se alcuni fatti sostengono una relazione esplicativa con altri, non dipende dai nostri né interessi esplicativi né da ciò che ci capita di capire (Strevens 2008: cap. 1).

    Assumiamo che una relazione sia una relazione di sostegno solo nel caso in cui, invece di essere una relazione esplicativa, sostenga o sottoscriva spiegazioni. Le relazioni di sostegno sono le relazioni di determinazione del mondo che le spiegazioni seguono o a cui corrispondono (Kim 1994; Ruben 1990: cap. 7). Il secondo punto di vista è che ci sono molteplici relazioni di sostegno, e il grounding è una di queste. Audi scrive,

    Se riconosciamo [casi di spiegazione non-causale] e siamo d’accordo che le spiegazioni richiedono relazioni non esplicative alla base della loro correttezza, allora siamo impegnati a riconoscere una relazione non-causale che opera in queste spiegazioni. (2012: 687–8)

    Per Audi questa relazione non-causale è il grounding (vedi anche Rodriguez-Pereyra 2005 e Schaffer 2012). La nozione rilevante di spiegazione in questo caso è di carattere metafisico o epistemico/comunicativo. In quest’ultimo caso, se un fatto è un candidato explanans dipende dai nostri interessi esplicativi e/o da ciò che ci capita di capire. Quindi se alcuni fatti hanno una relazione esplicativa con altri dipende in parte anche da questi fattori (van Fraassen 1980: cap. 5).

    Un altro punto di vista è che il grounding non sia né una relazione esplicativa né una relazione di sostegno. Secondo Wilson, l’idea che le proposizioni grounding (dove per grounding si intende una relazione metafisica distintiva a grana grossa) abbiano un’importanza esplicativa distintiva non sopravvive alla sfida che tale interpretazione comporta:

    …dal semplice fatto che alcuni accadimenti sono fondati in altri, difficilmente segue che questi ultimi spieghino metafisicamente i primi in qualche senso interessante; né una semplice affermazione grounding costituisce essa stessa una spiegazione in senso metafisico o epistemico. (2014: 553)

    (Questo è parte della posizione scettica di Wilson sul grounding in generale — si veda §8).

    5. Necessità

    Ora passiamo alla questione di come il concetto di grounding sia legato ad un’altra nozione di ovvio interesse filosofico: quella di necessità. Supponiamo che Δ necessiti metafisicamente [p] solo nel caso in cui ogni mondo metafisicamente possibile in cui si verifichi Δ è un mondo in cui si verifica [p]. I sostenitori del grounding sono tutti d’accordo nell’affermare che il grounding non sia una relazione puramente modale come la necessità metafisica. Infatti, sebbene in ogni mondo in cui esistono i miei calzini è anche un mondo in cui 2+3=5, non vogliamo affermare che l’esistenza dei miei calzini fondi il fatto che 2+3=5.

    Eppure, ci potrebbe essere una stretta connessione tra il grounding e la necessità. Intuitivamente, c’è una distinzione tra grounding completo e grounding meramente parziale. Di seguito vediamo un modo per evidenziare questa distinzione: mentre per qualche p e q, [p & q] è solo parzialmente fondato in [p], [p q] invece è completamente fondato in [p]. Diciamo che il grounding completo implica la necessità metafisica solo nel caso in cui se [p] è pienamente fondato in Δ, allora Δ necessita metafisicamente [p]. Riteniamo, alla luce di ciò, che l’opinione standard tra i sostenitori del grounding sia che il grounding completo comporti una necessità metafisica (Audi 2012; Dasgupta 2014; deRosset 2010; Rosen 2010; Trogdon 2013).

    Tuttavia, alcuni rifiutano questa visione (Chudnoff 2011; Dancy 2004: cap 3; Leuenberger 2014a; Schnieder 2006; Skiles 2014). Perché pensare che il grounding completo non porti con sé una necessità metafisica? Vi sono diversi casi in discussione di cui ne sarà riportato uno. Supponiamo di ragionare come segue: (i) ho promesso di fare , (ii) la mia promessa non è stata fatta sotto costrizione, (iii) sono in grado di compiere , quindi, (iv) dovrei fare . Si potrebbe sostenere che (i) dia una ragione per commettere l’azione, mentre (ii) e (iii), pur non fornendo delle ragioni, permettono congiuntamente a (i) di farlo. Conclusione: mentre il fatto di aver promesso di fare  fonda pienamente il fatto che si dovrebbe fare , il fatto che la promessa non sia stata data sotto costrizione, il fatto che si sia in grado di compiere e altri fatti rilevanti, permettono congiuntamente al fatto della promessa di fondare pienamente il fatto dell’obbligo. Ma il primo non necessita metafisicamente il secondo (Dancy 2004: cap. 3). I sostenitori della visione standard, tuttavia, risponderebbero presumibilmente come segue. Il fatto di aver promesso di compiere , di per sé, non fa in modo che si dia il caso che si debba fare , né spiega perché si dovrebbe fare . In questo senso non si parla di grounding completo. Potrebbe essere una ragione pratica sufficiente per compiere , ma questa è un’altra questione. (Per una discussione sulla connessione tra grounding e sopravvenienza in contrasto con la necessità metafisica, si veda Leuenberger 2014b).

    Un’altra questione importante riguarda che cosa fondi la necessità, sempre se vi sia effettivamente qualcosa. Ci sono almeno due questioni da considerare qui. La prima è questa: se [p] è un fatto metafisicamente necessario, che cosa, se esiste, fonda [p]? Si potrebbe pensare che se [p] è metafisicamente necessario allora nulla fonda [p] in quanto i fatti metafisicamente necessari non sono adatti alla spiegazione nel senso di spiegazione pertinente al grounding (o in qualsiasi senso, secondo alcuni). I fatti metafisicamente contingenti, al contrario, sono adatti a questo tipo di spiegazione. Mentre possono esistere tali fatti (contingenti) privi di fondamenti (ad esempio, i fatti riguardanti le grandezze fisiche fondamentali), questi sono il tipo di fatti che possono avere un fondamento ma semplicemente non lo hanno (dove “possono” è inteso epistemicamente).

    Tuttavia, c’è ragione di pensare che i fatti metafisicamente necessari siano adatti alla spiegazione nel senso di spiegazione pertinente al grounding. Consideriamo, per esempio, il fatto che 2+3=5. Mentre questo è (supporremo) un fatto metafisicamente necessario, sembra che sia adatto ad essere spiegato in termini di fatti sui numeri, strutture matematiche o simili. In effetti, sembra che possediamo le risorse per fondare alcune tra le nostre necessità. Supponiamo che sia [p] che [q] siano fatti metafisicamente necessari, e che quindi [p & q] sia un fatto metafisicamente necessario. Sembra che ogni fatto congiunto sia fondato nella pluralità costituita dai suoi congiunti, quindi [p & q] è fondato in [p], [q].

    La seconda questione è la seguente: se [p] è un fatto metafisicamente necessario, cosa fonda il fatto che [p] è metafisicamente necessario? Le analisi modali riduttive — analisi del discorso modale in termini non modali —sono naturalmente pensate come tesi di grounding, nel senso che mirano a fornire motivi per i fatti che non si appellano alla modalità. (Per saperne di più sul ruolo che il grounding potrebbe giocare nella formulazione di resoconti filosofici, si veda §6). Per esempio, l’analisi di Fine (1994) della necessità metafisica in termini di essenza è naturalmente presentata come una tesi grounding: il fatto che [p] sia metafisicamente necessario è fondato su fatti essenziali — ossia fatti riguardanti le essenze di certe entità (Rosen 2010).

    Secondo Fine, le caratteristiche essenziali di un’entità, piuttosto di mostrarci come sia, ci indicano cosa sia l’entità. Quindi, si potrebbe sostenere che i fatti essenziali stessi non sono adatti alla spiegazione nel senso di spiegazione rilevante per il grounding (Dasgupta di prossima pubblicazione). A questo punto però le cose si complicano nel momento in cui consideriamo la nozione di fondamentalità. Se i fatti fondamentali (come alcuni hanno suggerito) sono solo quei fatti privi di fondamento, allora sono di natura fondamentale. Supponiamo che sia un fatto essenziale che se Obama esiste allora è umano. Si potrebbe pensare, tuttavia, che, qualunque siano i fatti fondamentali, essi non includeranno fatti su Obama. Se questo è giusto, allora o questo fatto su Obama non è un fatto essenziale o è sbagliato pensare che un fatto sia fondamentale solo nel caso in cui sia privo di fondamenti.

    A tal proposito, un punto di vista consiste nel concepire i fatti fondamentali come contingenti. Dato che i fatti essenziali sono metafisicamente necessari, in questo quadro non conteranno come fondamentali. Questo punto di vista, tuttavia, affronta un problema rispetto alla necessità metafisica. Supponiamo che i fatti fondamentali siano contingenti, e supponiamo che (i) [p] sia un fatto fondamentale, e (ii) [p] fonda [[q] è metafisicamente necessario]. Poiché i fatti fondamentali avrebbero potuto essere altrimenti, ci sono mondi metafisicamente possibili in cui [p] non si verifica. Presumibilmente alcuni dei mondi in cui [p] non si verifica sono mondi in cui il fatto che nel mondo attuale esso fonda — [[q] è metafisicamente necessario] — parimenti non si verifica. Se ci sono mondi in cui quest’ultimo non si verifica, allora ci sono mondi in cui [q] non si verifica. Ma se ci sono mondi in cui [q] non si verifica, allora [q] non è metafisicamente necessario. (Si veda §6.2 per un’ulteriore discussione sul grounding e sulla fondamentalità).

    6. Applicazioni

    In questa sezione discuteremo in dettaglio due potenziali applicazioni della nozione di grounding. Inoltre, ne verranno affrontate brevemente altre due.

    6.1. Il fisicalismo del mentale

    Come dovremmo interpretare il dibattito, in filosofia della mente, tra il dualista e il fisicalista non riduzionista? Possiamo iniziare con la seguente caratterizzazione intuitiva del fisicalismo non riduzionista: se da una parte il mentale e il fisico sono distinti, dall’altra non sono alla pari — il secondo gode di una speciale priorità rispetto al primo. In che senso, tuttavia, il fisico potrebbe essere prioritario rispetto al mentale — in che cosa consiste tale priorità? Un’idea familiare afferma che la priorità nel senso rilevante può essere intesa in termini di nozioni puramente modali come la necessità metafisica o la sopravvenienza. Diciamo che la proprietà P necessita metafisicamente la proprietà Q nel caso in cui sia metafisicamente necessario che se P è istanziato allora Q è istanziato. Quindi il fisico è precedente al mentale nel senso rilevante solo nel caso in cui (i) per qualsiasi proprietà mentale M, se M è istanziata, allora esiste qualche proprietà fisica P istanziata che necessita metafisicamente M, ma (ii) non si dà il caso che, per qualsiasi proprietà fisica P, se P è istanziata, allora esiste qualche proprietà mentale M istanziata che necessita metafisicamente P.

    Questo cattura il senso rilevante della priorità? Consideriamo ora una tesi parallela che chiameremo fenomenismo non riduzionista della matematica. Eccone una caratterizzazione intuitiva: il matematico e il mentale sono distinti, non sono alla pari in quanto il secondo gode di una speciale priorità rispetto al primo. Supponiamo che la nozione di priorità in questione sia la stessa nozione che è in questione nel fisicalismo non riduzionista riguardo al mentale. In questo caso, è chiaro che pochi accetterebbero il fenomenismo non riduzionista sulla matematica. Ma supponiamo che la nozione rilevante di priorità debba essere intesa in termini di necessitazione metafisica nel modo suggerito sopra. Così il mentale risulterebbe prioritario rispetto al matematico in senso rilevante solo nel caso in cui (i) per qualsiasi proprietà matematica P, se P è istanziata, allora esiste qualche proprietà mentale istanziata M tale che M necessita metafisicamente P, ma (ii) non si dà il caso che, per qualsiasi proprietà mentale M, se M è istanziata, allora c’è qualche proprietà matematica istanziata P tale che P necessita metafisicamente M. Il lato destro di questo bicondizionale, tuttavia, è qualcosa che molti accetterebbero! La ragione è semplice: molti pensano che solamente la questione inerente a quali proprietà matematiche sono istanziate sia una questione necessaria. (Esempio: è metafisicamente necessario che l’operazione di addizione istanzi la proprietà di essere associativa). Questo suggerisce che la nozione di priorità in questione, nel fisicalismo non riduzionista del mentale, non deve essere intesa in termini di necessitazione metafisica nel modo suggerito sopra.

    Per evitare questo particolare problema esistono vari modi in cui potremmo perfezionare la concezione puramente modale della priorità descritta sopra. Sospettiamo, tuttavia, che con qualsiasi caratterizzazione puramente modale del fisicalismo non riduzionista incontreremo problemi simili (Horgan 1993, 2006). Allora, in quale altro modo potremmo comprendere il senso rilevante della priorità? È naturale rivolgersi alla nozione di grounding, poiché non è una nozione puramente modale (si veda §5). Un primo passo verso una formulazione teorica di grounding del fisicalismo non riduzionista è questo: il fisico è prioritario rispetto al mentale nel senso che (i) per ogni proprietà mentale M, se M è istanziato, allora esiste qualche proprietà fisica P tale che il fatto che M è istanziato è fondato sul fatto che P è istanziato, ma (ii) non si dà il caso che, per ogni proprietà fisica P, se P è istanziato, allora esiste qualche proprietà mentale M tale che il fatto che P è istanziato è fondato sul fatto che M è istanziato. In questo caso otteniamo il tipo di asimmetria tra il fisicalismo non riduzionista del mentale e il fenomenismo matematico non riduzionista che vogliamo: i fatti mentali sono plausibilmente fondati su fatti fisici, ma i fatti matematici non sono plausibilmente fondati su fatti mentali.

    Wilson (di prossima pubblicazione) obietta alle interpretazioni in termini di grounding del fisicalismo non riduzionista, sostenendo che esse lasciano aperte molte questioni rilevanti per caratterizzare la dipendenza del mentale dal fisico — questioni che qualsiasi formulazione adeguata della tesi deve affrontare. Ella sottolinea che, secondo Fine (2001), le applicazioni della nozione di grounding non hanno alcun significato realista o antirealista. Così, nella sua concezione del grounding, affermando che certi fatti fisici fondano i fatti mentali, si rimane neutrali sul fatto che ci siano davvero dei fatti mentali in primo luogo. Ma, sicuramente, ogni adeguata formulazione del fisicalismo non riduzionista dovrebbe prendere posizione sul fatto che ci siano davvero fatti mentali.

    Si noti, tuttavia, che il sostenitore del grounding, pur accettando molto della posizione di Fine, è libero di negare la sua tesi sulle affermazioni del grounding prive di significato realista — intuitivamente i relata della relazione di grounding (e qualsiasi relazione, se è per questo) sono reali. Inoltre, esiste un modo di interpretare l’affermazione di Fine in cui essa non vale contro le formulazioni di grounding del fisicalismo non riduzionista in ogni caso. Fine sostiene che il discorso del grounding è meglio regolato con un connettivo proposizionale non vero-funzionale (si veda §2). Da un tale punto di vista, si può parlare di fatti che fondano altri fatti, pur rimanendo in ultima analisi neutrali sul fatto che esistano davvero dei fatti. Così, per Fine, nell’affermare che certi fatti fisici fondano i fatti mentali, rimaniamo neutrali sul fatto che ci siano davvero dei fatti mentali, perché nel fare affermazioni di grounding rimaniamo neutrali sul fatto che ci siano dei fatti. E formulare un fisicalismo non riduzionista in maniera tale da rimanere neutrali sulla questione se i fatti debbano entrare nella nostra ontologia non è irragionevole. (NB: Fine (2012) suggerisce che il fisicalismo e le tesi correlate sono propriamente formulate in termini di grounding naturale piuttosto che metafisico — si veda §1).

    6.2. Il fondazionalismo metafisico

    È un’idea familiare che il mondo — inteso come l’unione di tutte le entità concrete — abbia una struttura generale stratificata. Laddove per fatto concreto si intende un fatto riguardante l’esistenza e la natura di entità concrete, il fondazionalismo metafisico è la tesi che sostiene che ogni fatto concreto è fondamentale o derivato da fatti concreti fondamentali. Secondo l’interpretazione del fondazionalismo metafisico in termini di grounding, la nozione di grounding gioca un ruolo essenziale in questa tesi. In particolare, dovremmo interpretare la tesi come segue: ogni fatto concreto, o non è fondato su fatti concreti, o è fondato su fatti concreti che a loro volta non sono fondati su fatti concreti. L’idea generale dietro questa concezione del fondazionalismo metafisico prevede che il grounding sia la relazione con cui il mondo è strutturato gerarchicamente da fatti fondamentali a fatti sempre più derivati. Alcuni potrebbero vedere questa applicazione della nozione di grounding come il ruolo teorico fondamentale che si suppone esso giochi.

    Secondo una versione del fondazionalismo metafisico nei termini di grounding — che chiameremo monismo — tutti i fatti concreti che non sono fondati in tali fatti sono fatti globali — fatti che riguardano il cosmo nel suo insieme. Secondo un’altra versione invece — che chiameremo pluralismo — tutti i fatti concreti che non sono fondati su tali fatti riguardano parti proprie del mondo, chiamate particelle puntiformi o regioni puntiformi. Monismo e pluralismo, così caratterizzati, sono varianti di ciò che Schaffer (2010a) chiama rispettivamente monismo e pluralismo della priorità. Le tesi di Schaffer riguardano le relazioni di grounding tra oggetti concreti, mentre le nostre riguardano le relazioni di grounding tra fatti concreti. (Si veda §3 per la discussione dell’opinione che i relata di grounding includano entità oltre ai fatti). Si potrebbe contrastare il dibattito monismo/pluralismo così inteso — un dibattito su “che cosa fonda che cosa” — con il dibattito sul fatto che ci sia un solo oggetto concreto o molti. (Si veda Horgan e Potrc 2008 per una difesa dell’affermazione che esista un solo oggetto concreto).

    Cos’altro possiamo dire sulla concezione di grounding del fondazionalismo metafisico? Possiamo accennare al fatto che la tesi ad essa associata afferma che il grounding sia ben fondato. Per come useremo il termine, il grounding è ben fondato solo nel caso in cui qualsiasi catena di grounding — qualsiasi catena di fatti in cui [p] è fondato in [q], [q] è fondato in [r] e così via — termina in fatti che sono essi stessi privi di fondamento. Schaffer (2010a) sostiene che il grounding è ben fondato in questo senso, mentre altri come Bliss (2013, 2014) e Rosen (2010) suggeriscono che non c’è nulla di ovviamente sbagliato nell’affermare che il grounding non sia ben fondato.

    Supponendo che ci siano alcune catene di grounding che non terminano in fatti non fondati, possiamo ancora sostenere che ogni membro di tale catena è fondato in fatti che mancano essi stessi di fondamento. Consideriamo per esempio lo spazio euclideo, che è composto da punti e regioni che includono quei punti. Supponiamo che ogni regione abbia una regione come parte propria. Supponiamo inoltre che i fatti di esistenza riguardanti le regioni siano fondati nei fatti di esistenza riguardanti le loro sotto-regioni; i fatti di esistenza riguardanti le sotto-regioni siano fondati nei fatti di esistenza riguardanti le loro sotto-regioni, e così via, all’infinito. Quindi, il fatto che la regione R esista è un membro di una catena di grounding che non termina in fatti privi di fondamento. Ma supponiamo che i fatti di esistenza riguardanti le regioni siano anche fondati nei fatti di esistenza riguardanti i punti. Supponiamo, inoltre, che i fatti di esistenza riguardanti i punti siano privi di fondamento. Quindi, mentre il fatto che R esiste è un membro di una catena di grounding che non termina in fatti privi di fondamento, questo fatto è tuttavia fondato in fatti che sono essi stessi privi di fondamento. Lo stesso vale, mutatis mutandis, per tutti gli altri fatti che sono anelli della catena di grounding in questione.

    Tornando alla concezione di grounding del fondazionalismo metafisico, la tesi è compatibile con l’esistenza di catene di grounding di fatti concreti che non terminano in fatti concreti che non sono fondati in tali fatti. La tesi ammette tali catene, a condizione che ogni anello sia esso stesso fondato in fatti concreti che non sono fondati in tali fatti (Cameron 2008).

    C’è un’altra questione importante che riguarda la concezione del grounding del fondazionalismo metafisico. Essa presuppone che il grounding imponga un ordinamento parziale rigido [SPO (strict partial ordering)] alle entità nel suo dominio: il grounding è irriflessivo, asimmetrico e transitivo. Alcuni sostengono, tuttavia, che il grounding non sia un SPO. I detrattori del grounding potrebbero concludere da questo che dovremmo cercare quadri concettuali alternativi privi di grounding per spiegare il fondazionalismo metafisico. Perché pensare, tuttavia, che il grounding non sia, o non induca, un SPO? Abbiamo già visto una sfida alla transitività del grounding inteso come relazione binaria (si veda §3). Passiamo ora alle obiezioni mosse contro l’idea che il grounding sia irriflessivo e asimmetrico.

    Tre sfide all’irriflessività sono le seguenti. In primo luogo, Lowe (1998: 145) suggerisce che se gli “stati di cose auto-esplicativi” sono epistemicamente possibili, allora una trattazione del grounding non dovrebbe escluderli. Per esempio, alcuni pensatori influenti hanno pensato che il fatto che Dio esiste sia uno stato di cose auto-esplicativo. In secondo luogo, Fine (2010) e Krämer (2013) hanno discusso vari casi che sembrano implicare violazioni dell’irriflessività. Ecco un esempio semplice simile a quelli più complessi che essi discutono: si consideri il fatto che un fatto o un altro si verifichino. Chiamiamo questo fatto di second’ordine — il fatto che un fatto o un altro si verifichino — “F”. Ogni fatto che si verifica è un fatto che fonda F. Ma poiché F è esso stesso un fatto che si verifica, F fonda sé stesso. In terzo luogo, Paseau (2010) fa notare che, partendo dal presupposto che l’esistenza di qualsiasi insieme è fondata sull’esistenza dei suoi membri, qualsiasi insieme composto da sé stesso (per esempio, g = {g}) è tale che il fatto che esiste fonda sé stesso. (La teoria standard degli insiemi, tuttavia, non ammette insiemi che si contengono da sé).

    Un classico controesempio all’asimmetria del grounding formulato da Rodriguez-Pereyra 2005 è il seguente: [questo fatto si verifica] è fondato in [[questo fatto si verifica] si verifica] e viceversa. Ponendo il caso in termini di proposizioni piuttosto che di fatti, un caso del genere, secondo lui, è quello “in cui la verità di una proposizione dipende dal suo oggetto e viceversa” (2005: 22). Priest (2014: cap. 11) presenta una sfida più umile all’asimmetria del grounding: il fatto che il Polo Nord esiste è parzialmente fondato sul fatto che il Polo Sud esiste e viceversa.

    Ci sono almeno tre punti che vale la pena tenere a mente sulla concezione del grounding del fondazionalismo metafisico. In primo luogo, mentre ci sono diverse obiezioni all’idea che il grounding sia un SPO, non è affatto una questione risolta che non lo sia. Litland (2013) e Raven (2013), per esempio, offrono entrambi varie risposte ad alcune delle sfide descritte sopra. In secondo luogo, si potrebbe accettare che il grounding non sia un SPO ma piuttosto sostenere che possiamo caratterizzare una relazione in termini di grounding che è un SPO. Supponendo che il grounding non sia transitivo, possiamo prendere la chiusura transitiva del groundinggrounding* — come la relazione con cui il mondo è strutturato gerarchicamente. In terzo luogo, se il grounding è davvero un SPO, potrebbe ancora darsi il caso che la concezione del grounding del fondazionalismo metafisico sia implausibile per ragioni diverse. Si vedano sia deRosset 2010 che Sider 2012: cap. 8 per diversi tipi di obiezioni all’idea che tesi affini al fondazionalismo metafisico siano proficuamente formulate in termini di grounding.

    6.3. Ulteriori applicazioni

    Quali sono alcune ulteriori potenziali applicazioni della nozione di grounding? Ne considereremo due. In primo luogo, consideriamo la nozione di truthmaking. Intuitivamente, se una proposizione è vera, qualcosa la rende vera. Se questo è giusto, allora qual è la relazione tra una proposizione vera e ciò che la rende vera? Qual è, in altre parole, la relazione di truthmaking? Alcuni sostenitori del grounding affermano che possiamo comprendere il truthmaking in termini di grounding al fine di risolvere problemi di lunga data, come il problema degli esistenziali negativi (Cameron di prossima pubblicazione; Liggins 2012; Schaffer 2010b). Una proposta diretta di rilettura in termini di grounding è questa: x è un fattore di verità per la proposizione p solo nel caso in cui [x esiste] fonda [p] (vedi Tahko 2013 per le obiezioni a questo punto di vista).

    In secondo luogo, alcuni propongono di analizzare la nozione di intrinsecità in termini di grounding. Supponiamo che un oggetto, non coesistente con nessun altro oggetto contingente completamente distinto da esso, sia un oggetto solitario, e supponiamo che un oggetto sia “accompagnato” solo nel caso in cui non sia solitario. Seguendo Langton e Lewis (1998), assumiamo che una proprietà P sia indipendente dall’accompagnamento solo nel caso in cui sia possibile che ci sia un P solitario, un non-P solitario, un P accompagnato e un non-P accompagnato. Mettendo da parte le proprietà indiscriminatamente essenziali (ad esempio, l’essere auto-identico), Witmer et al. (2005) propongono quanto segue. P è una proprietà intrinseca solo nel caso in cui P sia indipendente dall’accompagnamento, ed è metafisicamente necessario che, per qualsiasi proprietà Q, se P è istanziata in virtù di Q, allora anche Q è indipendente dall’accompagnamento. Witmer (2014) propone un resoconto simile delle proprietà intrinseche, anche se privo di nozioni modali. Rosen (2010) invece propone una visione delle proprietà intrinseche in termini di grounding che è anch’esso libero da nozioni modali: P è intrinseca solo nel caso in cui sia metafisicamente necessario che, per qualsiasi x e y, (i) se il fatto che x abbia P è fondato in qualche fatto che contiene y come costituente, y è una parte di x, e (ii) se il fatto che x manca di P è fondato in qualche fatto che contiene y come costituente, di nuovo y è una parte di x. (Si vedano Bader 2013 per maggiori informazioni sul perché il grounding possa essere rilevante per l’intrinsecità, e Marshall di prossima pubblicazione per le obiezioni all’idea che possiamo analizzare l’intrinsecità in termini di grounding).

    Altre potenziali applicazioni del grounding riguardano la conoscenza percettiva (Chudnoff 2011), l’ontologia temporale (Baron 2014) e la natura del contenuto mentale (Trogdon di prossima pubblicazione).

    7. Fondare i fatti su che cosa fonda che cosa

    Cosa, se c’è qualcosa, fonda i fatti su che cosa fonda che cosa? Supponiamo di nuovo che il fatto che i camionisti si rifiutino di lavorare e facciano un picchetto fuori dal loro posto di lavoro giustifichi il fatto che ci sia uno sciopero. Chiamiamo il primo fatto “PICCHETTO”, il secondo fatto “SCIOPERO”, e nominiamo il fatto che PICCHETTO fondi SCIOPERO “GROUND”. Quindi, cosa, se c’è qualcosa, fonda fatti come GROUND, ossia fatti che riguardano che cosa fonda che cosa? Assumendo che ogni fatto sia fondato o non fondato, abbiamo due opzioni rispetto a GROUND: sostenere che ci sia qualche fatto che lo fonda, o sostenere che non sia fondato. Consideriamo per prima quest’ultima opzione.

    Intuitivamente, qualsiasi descrizione fondamentale corretta del mondo non menzionerà gli scioperi dei lavoratori (o dei camionisti o dei picchetti, se è per questo). Che tipo di quadro metafisico giustificherebbe l’idea che tali descrizioni siano prive di scioperi? Ecco una semplice proposta in termini di grounding: tutti i fatti che riguardano gli scioperi sono fondati su fatti che non riguardano gli scioperi. Chiamiamo questa proposta la tesi grounding-sciopero. Ma supponiamo, secondo la seconda opzione, che GROUND non sia fondato. Quindi, mentre PICCHETTO e SCIOPERO possono essere fondati su fatti che non riguardano gli scioperi, esiste un fatto riguardante gli scioperi — GROUND — che non è fondato su fatti che non riguardano gli scioperi, perché non è fondato su nessun fatto. Ne consegue che la tesi del grounding-sciopero è falsa. Quindi, se siete favorevoli a qualcosa di simile a questa tesi, sembra che la seconda opzione non faccia per voi (si vedano deRosset 2013 e Sider 2012: cap. 8 per una discussione correlata).

    Quindi passiamo alla prima opzione: la tesi che GROUND sia fondato. Fino ad ora sono state esplorate in letteratura due tipi di proposte su questa linea. La prima concepisce che il GROUND è fondato su un fatto che esso contiene: PICCHETTO. Inoltre, PICCHETTO fonda il fatto che PICCHETTO fonda GROUND; il fatto che PICCHETTO fonda il fatto che PICCHETTO GROUND, e così via, all’infinito (Bennett 2011b; deRosset 2013). Finché PICCHETTO è fondato su fatti che non riguardano gli scioperi, questa proposta è compatibile con la tesi del grounding-sciopero. Una preoccupazione per questa proposta, tuttavia, è questa: dove c’è un grounding c’è una forma distintiva di spiegazione (si veda §4), e non è chiaro che ci sia una connessione esplicativa del tipo appropriato tra PICCHETTO e questi fatti aggiuntivi. (Si veda deRosset 2013 per un tentativo di risolvere questo problema).

    La seconda proposta è che GROUND sia fondato su un fatto che parla direttamente della connessione tra PICCHETTO e SCIOPERO. Seguendo Fine (2012) e Rosen (2010), una versione di questa proposta segue questo ragionamento. Supponiamo che sia nella natura della proprietà di essere uno sciopero che se i lavoratori stanno facendo un picchetto fuori dal loro posto di lavoro invece di lavorare, allora il fatto che questo sia così fonda il fatto che essi siano in sciopero. Chiamiamo questo fatto “ESSENZA” e il fatto congiunto costituito da PICCHETTO ed ESSENZA “CONGIUNZIONE”. Nominiamo inoltre il fatto che CONGIUNZIONE fondi il GROUND “GROUND*”. GROUND* è fondato in un modo simile — c’è una verità essenziale del tipo appropriato — chiamata “ESSENZA*” — in modo che il fatto congiunto costituito da CONGIUNZIONE ed ESSENZA* — chiamasi questo fatto “CONGIUNZIONE” — fonda GROUND*. Indichiamo “GROUND**” il fatto che CONGIUNZIONE* fondi GROUND*. GROUND** riceve così lo stesso tipo di trattamento, e così via, all’infinito. Finché PICCHETTO e le varie verità essenziali coinvolte nella proposta — ESSENZA, ESSENZA*, e così via — sono tutte fondate su fatti che non riguardano gli scioperi. Tale proposta è compatibile con la tesi del grounding-sciopero. Una preoccupazione, tuttavia, è la seguente: mentre PICCHETTO è presumibilmente fondato su fatti che non riguardano gli scioperi, non è chiaro cosa fondi fatti come l’essenza (si veda §5). Se tali fatti sono privi di fondamento, dobbiamo di nuovo rifiutare la tesi del grounding-sciopero.

    Vale la pena notare che ci sono potenziali problemi per l’idea che i fatti riguardanti che cosa fonda che cosa siano fondati e sorgono indipendentemente da qualsiasi particolare resoconto di come questi fatti sono fondati. Una di queste preoccupazioni è la seguente: se i fatti riguardanti che cosa fonda che cosa sono fondati, questo non preclude la nostra spiegazione di come il grounding è entrato in scena anzitutto? (Confrontate: se qualsiasi spiegazione candidata del perché ci siano entità contingenti si appella ad ulteriori entità contingenti, questo dimostra che non vi sia alcuna una spiegazione ultima del perché ci siano tali entità, o almeno così assume/sostiene l’idea).

    8. Scetticismo sul grounding

    Non tutti sono d’accordo sul fatto che ci sia un posto nella cassetta degli attrezzi del filosofo per la nozione di grounding. Ciò che i filosofi trovano discutibile nel parlare di grounding varia. Alcuni pensano che l’idea stessa di indagine metafisica sia sospetta. Se questo è il vostro punto di vista, allora probabilmente non vi piacerà il grounding. Noi ovviamente assumiamo che l’indagine metafisica sia legittima, quindi mettiamo da parte questo tipo di preoccupazione sul grounding.

    Ci sono filosofi, tuttavia, che ritengono legittima la metafisica sebbene abbiano problemi con la nozione di grounding. Sider (2012), per esempio, pur essendo a favore della metafisica, è contrario al grounding. Una delle sue principali preoccupazioni riguardano le proposte teoriche di grounding: a suo parere, non riescono a giustificare l’idea che qualsiasi descrizione fondamentale corretta del mondo sarà, per esempio, priva di scioperi (si veda §7).

    Hofweber (2009), pur non sospettando della metafisica di per sé, è sospettoso di ciò che chiama metafisica “esoterica” — un’indagine metafisica che si appella a nozioni non quotidiane che non sono analizzabili in termini di nozioni quotidiane — e vede il sostenitore del grounding come impegnato in una metafisica esoterica. Sembra, tuttavia, che la nozione di grounding possa effettivamente figurare nella cognizione quotidiana, perché spesso facciamo affermazioni di grounding nel discorso ordinario (ad esempio, l’affermazione che Frank è malato in virtù del fatto che ha il raffreddore). Inoltre, finché articoliamo chiaramente il ruolo teorico che un concetto primitivo non-quotidiano dovrebbe svolgere — pensiamo, per esempio, alla discussione di Lewis (1983a) sul concetto di naturalezza — non è chiaro cosa ci sia di sbagliato nel fare appello a tali concetti nel fare metafisica, purché essi siano in grado di svolgere i ruoli che abbiamo loro assegnato. (Si veda Raven 2012 per un’ulteriore discussione).

    Daly (2012) sostiene che, mentre non c’è nulla di sbagliato nella metafisica di per sé, c’è un problema per la nozione di grounding in quanto incoerente. Parte della strategia di Daly consiste nel confutare le argomentazioni secondo cui noi comprendiamo la nozione. Supponiamo che il sostenitore del grounding sostenga che (i) possiamo analizzare varie nozioni quasi tecniche (ad esempio, la nozione di fondamentalità) nei termini del concetto di grounding, quindi (ii) indicare come il grounding è legato a tali nozioni ci aiuta a capire a cosa si arriva parlando di grounding (§6.3). Daly sostiene che, sostenendo (i), il difensore del grounding sta affermando che (iii) non abbiamo alcuna comprensione di queste nozioni quasi tecniche indipendenti dalla nostra comprensione del grounding. Daly sostiene che, se (iii) è vero, allora (ii) non può essere corretto — se l’unico modo che abbiamo di capire queste nozioni quasi tecniche è attraverso il concetto di grounding, non possiamo girarci e sostenere che indicare come queste nozioni sono collegate ci dia una comprensione anche della nozione di grounding. (Così non serve appellarsi alla nozione di fondamentalità per aiutarci a capire il grounding, mentre definiamo anche la

    Non è chiaro, tuttavia, perché dovremmo pensare che il sostenitore del grounding sia impegnato in (iii). In generale, non si dà il caso che quando ci accingiamo ad analizzare una nozione quasi tecnica in termini di un’altra, ci impegniamo all’idea che la nostra comprensione della prima sia parassitaria rispetto alla nostra comprensione della seconda. Tornando al concetto di intrinsecità (§6.3), sembra che ci siano caratterizzazioni orientative della nozione che non fanno esplicitamente appello al concetto di grounding (ad esempio, l’affermazione che una proprietà è intrinseca solo nel caso in cui un’attribuzione di essa riguarda interamente il modo in cui quella cosa e le sue parti sono, e non affatto su come sono le cose completamente distinte da esso— vedi Lewis 1983b). Ma che ci siano tali caratterizzazioni dell’intrinsecità è compatibile con l’affermazione che la nozione deve essere analizzata in termini di grounding. Se difendiamo una posizione indipendente sulla nozione di intrinsecità, e la nozione è davvero analizzabile nei termini di grounding, allora indicare come questi concetti sono correlati sembra migliorare la nostra comprensione del grounding.

    Koslicki (di prossima pubblicazione) e Wilson (2014) forniscono entrambi dettagliate sfide scettiche al grounding. In ciò che segue ci concentriamo su un elemento comune ai loro casi scettici, vale a dire l’affermazione che un certo tipo di argomento pro-grounding fallisca. L’argomento procede grosso modo come segue: le relazioni metafisiche così e così sono notevolmente unificate, il che ci dà motivo di pensare che ci sia una relazione metafisica distintiva a grana grossa — la relazione di grounding — che le unifica. In particolare, il grounding è o un genere o un determinabile rispetto a queste relazioni (si veda §1).

    Koslicki contesta l’idea che le relazioni metafisiche rilevanti mostrino il tipo di unità richiesto per essere giustificati nel porre una relazione metafisica distintiva a grana grossa come elemento unificante. Consideriamo la relazione determinabile-determinato e la relazione aristotelica genere-specie, due relazioni che sono presumibilmente tra quelle che il sostenitore dell’argomento pensa che la relazione di grounding unifichi. Come fa notare Koslicki, queste relazioni sono notevolmente diverse. Per esempio, nel caso della prima, le proprietà meno specifiche (per esempio, essere colorato) sono istanziate in virtù di proprietà più specifiche (per esempio, essere rosso), mentre nel caso della seconda, le proprietà più specifiche (per esempio, essere un quadrato) sono istanziate parzialmente in virtù di proprietà meno specifiche (per esempio, essere un rettangolo).

    Anche Wilson (indipendentemente) sostiene questa conclusione. La sua discussione si concentra su un gruppo di relazioni metafisiche — quelle che chiama le relazioni di grounding “small-g” — che includono l’identità del token, la realizzazione, la classica relazione estensionale parte-intero, la relazione di appartenenza all’insieme, la relazione di sottoinsieme proprio e la relazione determinabile-determinato. (Mentre Wilson, a differenza di Koslicki, vede tali relazioni metafisiche come relazioni di determinazione). Wilson fa notare che queste relazioni sono un insieme eterogeneo — alcune, per esempio, sono SPO mentre altre non lo sono (si veda §6.2 per una discussione sulle SPO). Questo depone a sfavore dell’idea che ci sia una relazione metafisica distintiva a grana grossa che è l’elemento unificante rispetto a queste relazioni — poiché a questo punto quale unità reale mostrano?

    Inoltre, Koslicki e Wilson sostengono entrambi che, anche se le relazioni metafisiche rilevanti risultassero unificate in un modo importante, questo da solo non autorizzerebbe l’affermazione che c’è una relazione metafisica distintiva a grana grossa che le unifica. Come nota Koslicki, non tutte le somiglianze oggettive sono infatti indicative della presenza di un unico genere o determinabile che le copra tutte. Per esempio, non siamo giustificati nell’assegnare tutte le istanze di giada a un singolo tipo di minerale, nonostante il fatto che le istanze di giada siano oggettivamente simili. E come nota Wilson molti pensano che i determinabili siano identici alle disgiunzioni dei loro possibili determinati. I sostenitori di questo punto di vista concordano sul fatto che ci sono varie cose che presentano importanti caratteristiche in comune — tutte queste sfumature sono sfumature di rosso in particolare — ma sostengono che sia un errore pensare che questo elemento unificante sia distinto da ciò che unifica — essere rosso è solo essere scarlatto o granata o cremisi o…

    L’argomento Koslicki/Wilson solleva questioni importanti e difficili. Una è la seguente: quali relazioni metafisiche il sostenitore dell’argomento dell’unificazione per il grounding pensa siano quelle rilevanti — quali relazioni si suppone che il grounding unifichi? Un’altra questione più generale è questa: a quali condizioni siamo giustificati nel porre particolari relazioni metafisiche sulla base di considerazioni di unificazione? Una direzione per la ricerca futura sul grounding — sia essa in definitiva amichevole o ostile alla nozione —è quella di affrontare queste preoccupazioni e quelle correlate.

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